Il Blue Whale che salverà la politica e l’Italia

bluewhalepolitik

Del Blue Whale si conosce tutto, o quasi. Ma se le 50 regole fossero applicate a categorie di persone, diciamo, meno fragili e più in vista?  Ecco il prontuario delle 50 regole del Blue Whale Politik, cucito su misura di senatori e deputati della Repubblica Italiana. Così le regole della balena blu salveranno l’Italia.

  • Incidetevi sulla mano col il rasoio “sincerità” e inviate una foto al curatore.
  • Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video di Piero e Alberto Angela che il curatore vi invia direttamente.
  • Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre, che indichino i capisaldi di Libertà, Uguaglianza e Lavoro. Inviate foto al curatore.
  • Disegnate una Balena Bianca con la scritta “Mai più” e inviatela al curatore.
  • Se siete pronti ad entrare nel gioco, incidetevi “Yes” su una gamba. Se non lo siete, ripetete i tagli di Libertà, Uguaglianza e Lavoro sul braccio fino a quando non vi saranno chiari.
  • Sfida misteriosa: cenate a Tor Bella Monaca invece che ai Parioli.
  • Incidetevi sulla mano con il rasoio “no voucher” e inviate foto al curatore.
  • Scrivete “Io sono uguale a tutti i cittadini” sul vostro profilo Twitter.
  • Dovete superare la vostra paura: lavorate in campagna per 8 ore e inviate foto al curatore.
  • Dovete svegliarvi alle 4:20 e andare sul tetto più alto di Roma per guardare quanta gente inizia a lavorare e a mettersi in moto a quell’ora.
  • Incidetevi sul braccio il nome del primo contadino che incontrate durante la giornata e inviate foto al curatore.
  • Guardate video su YouTube dei gameplay e pensate ad una legge per abolirli.
  • Ascoltate musica che vi inviano i curatori e pagate 50 cents a ogni brano così vedete quanto è antipatica la SIAE. Inviate foto ai curatori.
  • Tagliatevi il labbro per ogni bugia detta.
  • Passate un ago sulla mano per ogni “vedremo, faremo, valuteremo” che sapete che non vedrete, farete e valuterete mai.
  • Procuratevi del dolore, fatevi del male piuttosto che andare a starnazzare nei talk show della Durso o di Giletti.
  • Andate sul tetto del palazzo più alto e valutate se dopo 17 giorni non state già meglio. Inviare foto e impressioni al curatore.
  • Andate su un ponte e verificate con quale materiale sia costruito, state sul bordo per capire se possa crollare. Inviate foto al curatore.
  • Salite su una gru e multate i datori di lavoro che ci mandano su i lavoratori senza precauzioni.
  • Il curatore controlla se siete affidabili.
  • Abbiate una conversazione con un altro adepto-balena-politico su Skype. Parlatevi e non urlatevi addosso.
  • Andate su un tetto e controllate se c’è amianto o materiale obsoleto. Inviate foto al curatore.
  • Sfida misteriosa: andate a ballare al Testaccio e non all’Hollywood.
  • Compito segreto: oggi vivrete con 15 euro.
  • Abbiate un incontro con una “balena” e non con una escort longilinea. Parlatele e sentite il suo disagio.
  • Il curatore vi comunicherà la data della vostra “morte” e voi dovrete accettarla.
  • Alzatevi alle 4:20 del mattino e andate a visitare i binari delle stazioni. Verificate che siano in regola e che i treni non possano scontrarsi. Inviate foto al curatore.
  • Non parlate per tutto il giorno con i giornalisti schierati dalla vostra parte , ma solo con quelli che ritenete ostili.
  • Fate un vocale in cui dite che siete un politico.

° dalla 30 alla 49 – Ogni giorno svegliatevi alle 4. 20 del mattino, guardate i documentari e i telegiornali, ascoltate la musica che il curatore vi manderà, fatevi un taglio sul corpo al giorno per ricordarvi il senso della democrazia, parlate alla gente della notte.

  • 50- Andate in Parlamento e rassegnate le dimissioni. Prendetevi la vostra vita con il rispetto degli elettori.

#whatsappdown: i primissimi casi clinici

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Whatsapp in crash. Come gli utilizzatori hanno preso – pare bene- l’interruzione temporanea del servizio di messaggistica istantanea.

Complottista. Putin ha attaccato Trump con l’aiuto della Korea, avvisata tramite Telegram. Siccome Zuckerberg vuole candidarsi al prossimo giro, allora gli hanno clonato le password del telefono così lo spiano e per i prossimi 20 anni la Russia controlla il mondo.

Stalker. è in rianimazione, segue bollettino medico.

Sfigato. Oggi è la giornata mondiale della sfiga. Lui è al bar, da solo, esce con le ossa rotte da una storia d’amore con lei che lo ha piantato senza un perché. Si rifugia nell’alcool e intorno all’una di notte manderà un messaggio whatsapp disperato alla sua ex. Con whatsapp in crash alla desolazione si aggiunge la sfiga a sublimare il ritratto della solitudine.

Stalker. condizioni stazionarie.

Mamme. “Dove stai?”,  “Perché non rispondi?”.  E così per tre ore di fila, con una cadenza di un messaggio ogni cinque minuti. Eppure non compaiono le canoniche spunte e dovrebbe essere chiaro che whatsapp ha dei problemi. E invece no. “Ma si può sapere che fine hai fatto?”, incalzano i genitori senza ricevere risposte. Contemporaneamente su Facebook hanno postato il link di un articolo che parla del #whatsappdown.

Polemici. “Per fortuna Whatsapp è morto. Parlatevi di persona, basta con questi social”, scrive su Facebook il polemico. Un po’ confuso.

Stalker. lieve miglioramento delle condizioni cliniche. Sotto osservazione.

Storico. Ricorda le summer card, le christmas card, le infinity sms e tutte le promozioni che hanno avuto il potere di inchiodare la testa dell’uomo al telefono. Offre una preziosa chiave di lettura rispetto alla simbologia degli squilli e al significato intrinseco che essi avevano a seconda della durata e dell’ora in cui partivano.

Stalker. ha aperto gli occhi, muove le dita.

Fidanzata. telefonata numero 1; messaggio di testo: “Sentiamoci così”; messaggio su Facebook: “Sentiamoci così”;  squillo telefonico come a voler dire “sentiamoci così”; direct di Instagram: “Sentiamoci così”. Suonano al citofono. È lei. Non ce l’ha fatta a saperti senza controllo.

Stalker. pronuncia le prime parole dopo l’arresto cardiaco: “A che ora ha fatto l’ultimo accesso?”

Perchè la Pasqua, al sud, mette ansia

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Non c’è solo l’ansia di Natale, al sud. Anche la Pasqua e la Pasquetta sono giorni votati all’apprensione, alla disperata corsa contro il tempo, alla tensione individuale che in un batter d’occhio diventa tensione collettiva e quindi sociale. Perché non c’è da preparare e affrontare solamente l’infinito pranzo della domenica, ma anche il pranzo a sacco del lunedì successivo di Pasquetta. La coda alla cassa del supermercato, già dal sabato, lascia presagire una due giorni di cibo no stop. Il mental coach che hai ingaggiato dopo il pranzo di Natale 2016 ti ha preparato per 4 mesi, due ore al giorno, per tutti i giorni: “Devi riuscire a dire no grazie senza sentirti in colpa. Devi riuscire a dire no grazie senza sentirti in colpa”.

La domenica di Pasqua è arrivata, la sveglia ti coglie nel letto con gli occhi sbarrati verso il soffitto. Dalla cucina ogni tipo di aroma si infila nella tua camera ed entra nelle tue narici. Pensi sia ora di pranzo ma sono soltanto le 8:30. Il tuo mental coach ti ha fatto una sola raccomandazione: “Stai lontano da lui”. Ti guardi allo specchio: “Sto lontano da lui”, ripeti, e poi il solito “No grazie senza sensi di colpa”. E in un attimo, alle 8:32, è già tardi e non hai nemmeno il tempo di chiederti perché. Proprio come a Natale la tavola è imbandita fino all’orizzonte, tanto che non riesci a capire quanti ne sarete. L’anno scorso 34. Quest’anno è record provinciale: 41. Perché si sa, Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, quindi si aggiungono anche gli amici mentre la Durso si è già intrufolata dentro casa tua per raccontare in esclusiva il pranzo pasquale più kitsch del 2017.

Mentre la lancetta dell’orologio si adagia lentamente sull’uno, ripeti il mantra del mental coach: “Lontano da lui, lontano da lui”. E poi il solito “no grazie senza sensi di colpa”. Suona il campanello e il battaglione di invitati invade la tua casa. Così schierati: anziani, bambini, donne e uomini. È in quel momento che incroci il suo sguardo. Strafottente, provocatorio, sfrontato, sornione. “Stai lontano da lui”. Stai lontano dallo zio inquisitore. Un guanto di sfida in un’occhiataccia. Eccolo.  Lo zio inquisitore 2 – L’ultimo duello.

La Pasqua per lo zio impiccione è la resa dei conti, il secondo tempo di un interrogatorio iniziato durante il pranzo di Natale e che ora è giunto alla prova del nove, alla prova della verità, al fact checking capillare e minuzioso. Perché se il 25 dicembre gli hai rifilato una balla per dirottarlo dalla sua invadenza, tu lo avrai dimenticato, ma lui no. Ed è venuto a pranzo, questa domenica, solo per controllare se avevi provato a fregarlo, solo per inchiodarti alla tua croce di menzogne, fallimenti e sensi di colpa.

“Stai lontano da lui”, ti ha detto il mental coach. Ma non si sa perché e non si sa come lui ti finisce accanto. E non ti fa nemmeno gli auguri di Pasqua, non ti sorride, non ti chiede come stai o cosa fai. Va dritto al punto: “Quanti esami ti mancano?”. Che stronzata gli avevi rifilato a Natale? C’è solo uno che sa la risposta. E non sei tu. “E ti sei fidanzato?”, incalza. Perché se in quattro mesi non hai trovato una donna allora la sua teoria sulla tua omosessualità diventa automatica certezza e sarà legittimato a sostenere in giro di avere un nipote gay, mentre i suoi interlocutori con fare sconsolato e sguardo contrito potranno rincuorarlo con un semplice quanto inutile “mi dispiace”. Dai retta al tuo mental coach e cambi posto: “Dovrò alzarmi più volte per aiutare la mamma, ti dispiace se mi metto lì?”, chiedi alla zia posizionata all’altra estremità del tavolo, talmente lontano che quando ci arrivi sei stordito dal jet lag. Ti guardi indietro e c’è una fila sterminata di persone che tracanna vino e sacrifica animali come in un rito

propiziatorio del Paleolitico. Su 7 portate sei riuscito a dire “no grazie” a tre senza sentirti in colpa, tenendo duro rispetto alle insistenze. Hai retto e sei tronfio. Pensi che il tuo mental coach sarà orgoglioso di te, non vedi l’ora di comunicarglielo: no a 3 pietanze su 7. Ma l’autostima crolla e il lavoro di quattro mesi evapora non appena tua madre esclama: “Passiamo ai primi?”. L’ansia sale: abbandonato il progetto “no grazie senza sensi di colpa” e ingurgitato nevroticamente i quattro primi,  hai seminato lo zio inquisitore ma sei finito nelle grinfie del cuginetto che vuole giocare durante il pranzo e nel frattempo si è sbrodolato antipasti, pasta, sugo, contorni e frutta. A fine giornata quando a sua madre l’amica del cuore chiederà cosa ha mangiato, lei non risponderà nemmeno ed esporrà a mo’ di menu la maglietta del figlio. Arrivano i secondi. Agnello. O meglio, agnelli. Sotto casa tua c’è un sit in di vegani, che ti hanno visto uscire dalla macelleria con tre carrelli e si sono appuntati il numero di targa per rovinarti le feste. “Ci sono i vegani”, gridi preoccupato. La nonna si affaccia al balcone e gli chiede se vogliono mettersi a tavola anche loro. “Peccato che non sanno dove andare a mangiare”, ed insiste – inconsapevole- per mettere un po’ di agnello in carta stagnola e spedirglielo giù.

La tensione cresce, i dolci ricoprono tutto il tavolo. Lo zio inquisitore in un attimo è di nuovo al tuo fianco. “Allora, dicevamo?” (alias “Non mi freghi stavolta”). “La fidanzata ce l’hai?” (o sei omosessuale?, vorrebbe aggiungere). Rispondi negativamente accendendo un interruttore nei suoi occhi, che si illuminano con i colori della rivalsa, come a dire “l’avevo sospettato, ma mia moglie sosteneva sempre di no”. “E dimmi, quanti esami ti mancano?”. Le colombe svolazzano sul tavolo. Stai per crollare, è questione di attimi. La pressione è tanta, sudi, hai bisogno di staccare la spina dal pressing della Pasqua.

Ti alzi e scappi di casa. Sembra tutto finito. La tensione appare un ricordo spazzato via come cenere che si stacca dalla sigaretta che stai fumando per poi dissolversi nel vento. Che ansia, pensi. Chiudi gli occhi e ti immergi nell’infinito, accompagnato dal silenzio mentre tutto il mondo, a quell’ora, è rinchiuso in casa per celebrare la santa Pasqua. Che pace, pensi.

Fino a quando una notifica interrompe l’idillio di te che sei diventato tutt’uno con la natura: qualcuno ti ha appena aggiunto al gruppo whatsapp “Pasquetta 2017”.

La Pasquansia non è finita. Alzi la testa al cielo chiedendo perdono a Dio o supplicandolo di fulminarti pur di fermare questo stillicidio. Ma il tuo sguardo si posa su un dettaglio. Su un uomo affacciato ad un balcone. È lo zio inquisitore, che con sorriso beffardo da lontano ti fa ciao con la mano.

 

 

I motivi per scegliere un uomo dell’est (della Puglia)

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Che macello la Perego! Ha sciorinato la lista dei motivi per cui è consigliabile scegliersi una donna dell’est  scatenando un putiferio. Tanto che le hanno addirittura chiuso il programma: “Parliamone Sabato”, su RaiUno. Io invece voglio seguire l’esempio della presentatrice: ecco i motivi per scegliere un uomo dell’est. Ma dell’est della Puglia.

 I MOTIVI PER SCEGLIERE UN UOMO DELL’EST (DELLA PUGLIA)

Un uomo dell’est della Puglia vive sul mare e per questo non avrai mai problemi per le vacanze perché, male che vada, il Ferragosto lo passi in Paradiso tra il Gargano, Polignano a Mare, Ostuni, Torre dell’Orso o Otranto.

Un uomo dell’est della Puglia, vivendo sul mare, adora le cozze. Quindi anche se sei bruttina potrai comunque essere amata profondamente.

Un uomo dell’est della Puglia ha dei genitori che si preoccupano talmente tanto del “Hai mangiato?” che per non farlo sciupare ogni giorno cucinano per nove-dieci persone, e non devi neanche degnarti di fare la spesa o  annoiarti ai fornelli.

Un uomo dell’est della Puglia è selvaggio come i territori in cui è nato, ed e poetico come l’ispirazione che quei tramonti suscitano.

Un uomo dell’est della Puglia non corre il rischio di perdere la linea col tempo, semplicemente perché per quanto mangia la linea perfetta non l’ha mai avuta.

Un uomo dell’est della Puglia è sempre sexy: anche quando sbatte i polpi sul lungomare di Bari mentre stringe una Peroni ghiacciata.

Un uomo dell’est della Puglia è autosufficiente: lo liberi in un ambiente appena conosciuto e fa comunella con gli estranei trattandoli esattamente come amici di una vita.

Un uomo dell’est della Puglia non mette il broncio e non frigna: il conto lo paghi col tempo. E nemmeno te ne accorgi. Lì per lì.

Un uomo dell’est della Puglia è disposto a far comandare la donna.

Un uomo dell’est della Puglia rispetto al punto precedente ha mentito.

 

5 motivi per cui le donne meritano di essere subalterne all’uomo

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La parità dei sessi è una battaglia a punti. Giulio Cesare, Einstein, Gandhi da una parte, nella squadra blu; Rita Levi Montalcini, Evita Peron e Anna Frank dall’altra, nella squadra rosa. Ci sono però alcuni motivi fondamentali per cui le donne non riusciranno mai a vincere la sfida infinita col sesso forte. Esistono 5 motivi – o 5 atteggiamenti- che relegheranno per sempre la donna in condizione giustamente subalterna rispetto all’uomo.

Ad iniziare dall’uso dei social. Prendiamo ad esempio la giornata tipo dell’8 marzo. Culi e tette a profusione, sguardo ammiccante e scollatura da capogiro in un primo piano conturbante. Selfie scosciati e labbra appena aperte come a dire: “sì, caro osservatore che ti trovi di fronte alla mia fotografia, prima di guardarmi troppo assicurati di aver già preso i fazzolettini”. Ed in tutto questo vortice di eros imbastito su instagram, arriva il commento a corredo della foto: “Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei”. È proprio in quel momento che riesci a trovare una giustificazione alla ragion d’essere dell’Isis, dei boia, di chi appiccava roghi immergendovi le streghe. Per quale motivo la frase filosofica deve ornare le nudità? È in quel momento che vuoi trovare pace e vai ad appollaiarti sul divano e accendi la tv per svagarti.

Ritrovandoti tuo malgrado di fronte al secondo motivo per cui le donne meritano di essere subalterne all’uomo. Lo sguardo contrito di Barbara D’Urso regala momenti di alta cultura quando intervista la sorella della vittima di omicidio chiedendole come stia. Ma non è tanto la D’Urso ad abbassare di molto la media-punti della squadra rosa, quanto tutte quelle donne che la guardano ogni pomeriggio e ormai la chiamano semplicemente “Barbara”, come fosse una nipote, una sorella, un’amica. “Oggi Barbara ha detto che”, biascicano tra di loro le amiche commentando la puntata di Pomeriggio 5. Non riesci ad essere quieto. Magari ti prendono per misogino e cerchi di non polemizzare. In fondo è l’8 marzo e proprio non ti va di rovinare le feste come un Jep Gambardella qualunque.

Vai a cena, ma solo perché il titolare è un tuo amico e ti ha lasciato un posticino non colonizzato dalle orde di donne festanti. Le osservi. Mentre parlano tra di loro partono selfie con la bocca a culo di gallina. Poi, subito dopo, ritornano in posizione seria, quasi cupa, lasciandoti la convinzione di trovarti di fronte ad esseri bipolari. Serata tra amiche, cena tranquilla, pensi. E invece i loro profili Facebook raccontano di #seratapazza #donnaugualedanno #amicheperlavita.

E capisci perché ci sono tanti motivi per cui la condizione subalterna è meritata. In bagno parte il taglia e cuci. “Hai visto come si è vestita quella?”; “Ma hai sentito cos’ha detto quell’altra? Vuole andare a Formentera questa estate: ma se non è mai uscita di casa sua nemmeno per andare al mare a Ostia?”; “Ma come è ingrassata?”; “Ma…”.  Cattiverie su cattiverie si inanellano senza pietà, a pochi metri dalla vittima ignara, che subito dopo sarà raggiunta da un sorriso a 32 denti e da complimenti sbalorditivi provenienti proprio dalla sua aguzzina: “Meno male che vuoi muoverti tu, questa estate ci organizziamo insieme per Formentera. Oltretutto ti vedo già in formissima, quanto sei dimagrita?”.

La serata volge al termine. Sei nel letto e la porta si apre. La tua compagna ti raggiunge in camera dopo aver festeggiato l’8 marzo con le amiche. Parli del più e del meno, sbrigando la pratica dei doveri di coppia nel minor tempo possibile. Quando pensi che il peggio sia passato, auguri la “Buonanotte”, cercando di mettere in archivio una giornataccia. E invece no. Manca l’ultimo motivo per cui le donne meritano di essere subalterne all’uomo.

 “Dobbiamo parlare”.

 

 

 

 

 

 

Quando la preoccupazione della commessa sfruttata è il sorriso di Melania Trump

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Donald e Melania Trump all’Esselunga

Dev’essere dura diventare la moglie del miliardo più potente d’America. Ne sono convinti gli italiani che, giustamente, vivendo una realtà appagante e piena di opportunità, si dilettano nell’efficace impresa di guardare con apprensione ciò che succede gli Stati Uniti d’America e trovano pure il tempo di provare compassione per Melania Knavs, moglie del nuovo presidente USA.

Così (soprattutto) la venticinquenne precaria simpatizzante di sinistra (o di destra, of course), che impiega la sua laurea in sociologia nel centro commerciale di Abbiategrasso dove ha trovato occupazione come commessa a 800 euro al mese e in nero, aggredisce l’orco Donald Trump che riesce ad ammutolire con un semplice sguardo un’indifesa quarantacinquenne ex modella di origine slovena.

È l’immedesimazione, forse, quella che spinge la commessa sfruttata a solidarizzare con Melania Trump. Perché i curricula coincidono, le storie si intrecciano, i sacrifici si appiattiscono sull’unico filo conduttore di sudore e fatica. Come non notare quelle analogie che, per forza di cose, creano empatia? Infatti ogni studentessa oggi sottopagata in nero ha vissuto i travagli di Melania: ogni precaria ha avuto le sue copertine di GQ, Max, Vanity Fair; ogni precaria al suo matrimonio riuscirà ad allietare la cerimonia con un cantautore che ha venduto dieci milioni di dischi con un singolo; ogni precaria alla domanda “a chi ti ispiri?” risponderebbe senza pensarci troppo al nome di due ex first lady degli Stati Uniti.

E  sarà proprio la comunanza di vissuto, di scelte di vita, di opportunità che induce la commessa precaria a ritenere Melania addirittura una “sfortunata”. La commessa sfruttata italiana di orientamento sinistroide (o destrorso, of course) adora Michelle Obama, e per questo si sente più fortunata di Melania Trump, tanto da sentirsi in diritto di doverla salvare dai suoi agi, dalla sua ricchezza, da suo marito e da tutto ciò che una persona a 45 anni ha deciso di essere e di costruire.

Ma la commessa sfruttata non lo accetta. Povera Melania. Povera. Perché quegli 800 euro in nero danno sorriso e i miliardi di Donald no. Ok, ce la raccontate un’altra volta questa barzelletta. Ora non ho tempo di sentirla: devo solidarizzare con Lapo, che s’è infilato in un altro casino. Quell’altro poveraccio.

Com’è la vita di un Credulone Seriale di Bufale

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Il web è il paradiso delle bufale, dove perfino una notizia come “Belen vestita dalla testa ai piedi” può essere presa sul serio e condivisa da milioni di utenti attraverso vari social network. È normale credere alle bufale, può capitare se sono studiate e confezionate in maniera credibile e professionale; diverso è incorrere in bufale grossolane. Tipo quella che ci dice che una foto può immortalare l’anima che esce dal corpo nel momento della morte. Ma hai mai immaginato com’è la vita di un credulone seriale di bufale?

Tempo Libero

Il credulone di bufale non può scrivere stati su Facebook. Infatti la sua bacheca è piena zeppa di messaggi minatori verso Mark Zuckerberg, in quanto con cadenza oraria ci tiene ad intimargli che “con il seguente messaggio, a partire da oggi alle 4:14, non permetto a Facebook di usare miei immagini o informazioni passate, presenti o future”. Quindi il credulone non inserisce fotografie perché il social gliele ruba, non scrive per non essere controllato, non tagga gli amici perché potrebbero denunciarlo per appropriazione indebita di selfie. E tanto tra tre giorni Facebook è a pagamento e mi cancello.

Vita di coppia

L’uomo che crede alle bufale pubblicate sui social, marito o fidanzato che sia, ha un unico e solo pensiero ricorrente, che lo tartassa da mattina a sera, rendendogli la vita impossibile. Si sveglia e si addormenta con la medesima ossessione: l’extracomunitario che gli stupra moglie e figli. “ASSURDO SCHOCK entrano in casa e violentano anche il cagnolino”, ha letto su cicredisolotu.com.  Figlie in casa prima delle 21:00 in estate e prima delle 17:00 in inverno, perché ha letto che quei BALORDI preferiscono colpire al tramonto; moglie coperta fino al collo per tutte e quattro le stagioni. Perché se ti va bene l’extracomunitario MERDA viene LINCIATO DALLA FOLLA, ma se ti va male muori senza pietà – BASTARDI FIGLI DI PUTTANA!!.

Personaggi famosi

Il credulone di bufale non lo ammetterà mai, ma fa confusione a distinguere i personaggi celebri vivi da quelli morti. Quante volte è morto Pippo Franco? E quello che c’è in giro è la copia o l’originale come Paul Mc Cartney? PURTROPPO LA TRISTE NOTIZIA, quante volte lo avrà letto senza aprire il link, ma vedendo solo la faccia del suo attore preferito? Oggi il credulone è spaesato, si trova nel limbo e non sa riconoscere i morti dai vivi. Nei casi più gravi – da credulone a complottista- c’è la variante del marketing pubblicitario dietro la morte di Eco.

Vacanze al CARA

Le immagini di Ibiza come meta del turismo e della trasgressione rappresentano un patetico e sbadito passato. Il divertimento è altrove: fiumi di Mojito, sexy ballerine dalla pelle color ebano, twerking spinto e tequila, sale e limone a pioggia. Non c’entrano nulla né il Pachà, né l’Amnesia. Perché il credulone seriale di bufale preferisce prenotare le sue vacanze attraverso internet e in particolar modo recensendo le location grazie agli articoli sui migranti. La tappa cool del 2017 è il Centro Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Lampedusa. Sole, mare, panorama ed in più lo Stato ti passa anche cellulari, jacuzzi, cocktail, tv 3D, Playstation, iPhone, videopoker e con gli spiccioli anche una cannetta di marijuana. Oltre a tutti questi servizi, se sei extracomunitario, lo Stato – che già ti compra le sigarette formato 20- ti allunga pure 35 euro per i vizi.

Il denaro

Sforbiciata ai conti correnti inferiori a 20 mila euro; taglio del 20% ai conti compresi tra 1000 e 23 mila euro; taglio del 90% sul 20% dei conti correnti italiani pescati random durante l’edizione del martedì de L’eredità. Così il credulone seriale di bufale non trattiene un euro in banca o in posta. Quando parla col direttore lo registra con un microfono nascosto e quando fa la spesa non prende nemmeno la tessera punti del supermercato. Perché è un attimo, poi prendi il vizio e ti fai tutte le altre carte. E te le clonano gli zingheri attraverso l’ipnosi.

L’ISIS

Combattere l’Isis è più facile che combattere l’acne. Infatti, secondo le fonti del credulone seriale di bufala, basta non odorare i campioncini infetti che i tagliagole hanno posizionato nelle profumerie o basta non abbeverarsi dall’acqua dei pozzi, inquinati e avvelenati dagli uomini del Califfato. Per di più basta non essere parlamentari, perché l’ISIS ha promesso già 4098643 volte di voler tagliare la testa ai politici.

Volontariato

C’è l’amico del cugino dello zio del vicino di casa del marito della cugina di Pietro che soffre di una grave patologia chiamata Buffalobis Cangiantis. Questa patologia si cura attraverso l’invio di un sms di solidarietà con la scritta “Alzati e cammina”. Ma il credulone deve far presto, perché contestualmente serve del sangue presso l’ospedale di Grumo Appula. Gruppo B. o C. o Y.  o A. L’importante è che se beve, insomma.

La legge

IL rapporto del credulone seriale di bufale è altalenante. Non si contano le sentenze della cassazione taldeitali che nell’ordine ha dichiarato illegali le olive sulla Margherita o lo sputo dopo un caffè amaro. Al contrario i giudici hanno assolto quel magrebino che ha ammazzato due bambini dopo averli stuprati e ha condannato all’ergastolo il padre che, giunto sul posto, ha ingiuriato con frasi offensive e xenofobe il carnefice.

La politica

Non si sa perché per il credulone seriale di bufale i politici lavorino di notte. Perché  è sempre di notte, e di nascosto, che introducono norme per alzarsi gli stipendi o recuperare vantaggi attraverso i rimborsi. Se la votazione sui benefici dovesse succedere di giorno, magari alle 11:30, nessuno ci crederebbe. Sarà per questo che ci riescono sempre.

Illuminante come sempre, anche Francesco De Gregori, in Buffalo Bill del 1976, fece un ritratto del Credulone seriale di Bufale (CSB): “Credulone e romantico, con due baffi da uomo; se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte, tra la vita e morte avrei scelto… la Bufala”.